l’Arte di esporre alle mostre ornitologiche

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Adattamento alla gabbia da esposizione
Una volta scelti i soggetti da esporre, terminata la muta, è necessario trasferirli nella gabbia da esposizione per un periodo che può variare da soggetto a soggetto, a seconda del carattere.
Questo passaggio, generalmente, non è indolore, anzi, molte volte c’è il rischio che un soggetto perfettamente impiumato in voliera, quando viene messo nella gabbia, colto da paura e da stress sbatta violentemente contro le pareti interne della stessa e danneggi in maniera irrimediabile il piumaggio.
Posso quindi assicurare che l’operazione di adattamento alla gabbia da esposizione rappresenta una fase assai delicata e cruciale.
Ai fini espositivi si può vanificare tutto ciò per cui si è lavorato durante un’intera stagione, nel caso in cui non si affronti questa operazione con calma e pazienza.
I consigli che posso darvi sono quelli di lasciare nelle voliere delle gabbie da esposizione con le porticelle aperte dove, sia sull’esterno che nella parte interna della porticella, vengano appese delle mangiatoie da rabboccare con il cibo che prediligono. Nella stessa gabbia ricordarsi di porre anche il beverino.
Così facendo gli uccelli si abituano alla gabbia e riescono anche a conoscere l’interno della stessa quando entrano per cibarsi.
Se questa operazione vi riesce bene, successivamente, quando i soggetti avranno terminato la muta, sarà necessario rinchiuderli nelle gabbie da mostra per un periodo più breve.
In questo caso la gabbia da esposizione non dev’ essere posta sul pavimento, ma deve
essere posizionata ad un’altezza pari a quella del viso dell’allevatore, cosicchè il soggetto si abitui ad essere osservato.
E’ necessario inoltre passare più volte davanti alle gabbie da esposizione, prima lentamente, poi più velocemente e quindi fermarsi davanti alle stesse. Piano piano i soggetti devono anche accettare che l’allevatore avvicini la propria mano alla gabbia, senza spaventarsi, e che questi riesca anche, con molta dolcezza a prenderli in mano, per lavar loro le zampine dallo sporco, che inevitabilmente si forma.
Se tutte queste operazioni vengono fatte con la dovuta delicatezza e frequenza, il soggetto finirà col calmarsi e quindi presentarsi davanti ai giudici senza quegli atteggiamenti che purtroppo spesso si notano alle mostre ( sono di frequente talmente spaventati da non poter nemmeno essere osservati).

Quali altre soluzioni?
In alternativa a quanto sopra detto, un accorgimento che abbiamo utilizzato negli ultimi due anni con le specie più difficili da
addomesticare, (ad esempio i Cardellini ed i Verzellini) è quello di porre i giovani, a muta pressoché ultimata, in gabbie da cova, dopo averli prelevati dalla voliera, e sistemare in
prossimità della porta della gabbia da cova, una gabbia da mostra, come potete vedere in foto nr. 24

La gabbia da mostra, così agganciata a 90° rispetto alla gabbia da cova, permette al soggetto di passare liberamente da una gabbia all’altra attraverso la porticella ed abituarsi quindi alla gabbia da mostra. Quando si svolge questo tipo di “allenamento” è bene inoltre coprire quasi al 100% con un cartone o con altro materiale opaco, il tetto della gabbia da cova in modo che il soggetto sia anche attratto verso la gabbia da mostra dalla maggior luminosità della stessa.

Chiaramente, per rendere quest’operazione più semplice, è opportuno mettere il cibo e l’acqua nella gabbia da mostra, in modo tale che il soggetto entri senza forzature nella gabbia dove trova cibo e si abitui in maniera più naturale.
Per poter far questo è opportuno modificare una gabbia da mostra (così come nella foto nr 25-26 ).

Fondamentale però è anche il “portamento”.
Il significato di questo termine è globale e completo:
1) posizione corretta – inclusa l’inclinazione del corpo rispetto al posatoio-;
2) atteggiamento fiero;
3) ali mantenute aderenti al corpo e non incrociate;
4) zampe le cui dita chiudono saldamente il posatoio;
5) cercare di impedire che il soggetto si abitui a stare sul fondo della gabbia;
6) cercare di impedire che il soggetto si arrampichi sul frontale delle gabbie.

Vi suggerisco alcuni accorgimenti per ovviare a tali possibili inconvenienti:
1) Se il soggetto non mantiene la posizione corretta, si può rimediare modificando il tettuccio della gabbia. Se la gabbia ha un tettuccio oscurato è più facile che il soggetto assuma una posizione ad angolo troppo ridotto rispetto al posatoio , mentre se la gabbia ha un tettuccio troppo luminoso il soggetto tende ad alzare oltremodo la testa verso la luce , con un angolo quindi troppo aperto rispetto al posatoio. La giusta apertura del tettuccio determinerà la corretta posizione del soggetto, quindi la copertura del tettuccio dovrà essere regolata a seconda della posizione che il soggetto prenderà.
2) per quanto riguarda le zampe e la loro corretta presa , consiglio di usare due posatoi di diverso diametro, in modo tale che il piede si possa esercitare a stringere o mollare la presa.
3) molte volte capita che il soggetto rimanga sul fondo della gabbia per troppo tempo, senza salire sul posatoio, impedendo al giudice di valutarlo: in questo caso, se il soggetto è interessante, si può riempire il fondo con palline da tennis da tavolo, cosicchè il soggetto non possa scendere ed appoggiarsi come tenderebbe a fare.
4) se il soggetto tende ad arrampicarsi sulla grata della gabbia, è opportuno inserire all’interno della stessa una sottilissima barriera di plexiglas trasparente , per far passare la luce, impedendo però al soggetto di agganciarsi alla grata.

Tutto questo, tante volte purtroppo può non bastare, perché certi uccelli, caratterialmente più nervosi, non diventano soggetti da mostra ed in questo caso dobbiamo rinunciare.
In questa fase di preparazione, comunque, come avevamo già accennato,  durante le ore più calde della giornata è opportuno bagnare i soggetti con uno spruzzatore, nebulizzando dell’acqua a temperatura ambiente addizionata, se è il caso, con sali da bagno.
Quando fate questa operazione ricordatevi di estrarre il fondino della gabbia per poi riposizionarlo asciutto. E’ evidente, a questo proposito, che dovete estrarre il fondino in modo che rimanga sulla base della gabbia una griglia per evitare facili fughe.
La fase di allenamento deve essere rigorosamente, sia per i Carduelidi che per i Canarini, portata a termine in gabbie identiche a quelle che sono le gabbie da esposizione, per cui, in linea di massima, fatto salvo per alcuni canarini di razza inglese o arricciati, le
stesse debbono essere chiuse su tre lati con l’interno bianco.
Maestri nell’arte di preparazione dei soggetti, sono gli allevatori del Nord Europa, in modo particolare Inglesi, Belgi e Olandesi che dedicano gran parte del loro tempo libero a quest’arte e convivono con gli uccellini, rimanendo a lungo con loro nella stanza di allevamento.

Esporre i soggetti alle mostre, in maniera appropriata, è quindi un’arte e deve rappresentare il miglior biglietto da visita per ogni buon allevatore, in quanto un soggetto che si pone nella giusta maniera, nella gabbia da mostra, e si “lascia osservare” senza evidenziare paura o nervosismo è certamente avvantaggiato per l’acquisizione di un buon punteggio.

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